Costantino Anselmi

Milano, 11 aprile 1905 - 10 maggio 1994

Pittore, restauratore e insegnante di storia dell’arte e disegno, compie la sua formazione presso l’Accademia di Brera, con Camillo Rapetti e Ambrogio Alciati. Fin dalle prime opere, eseguite negli anni Venti, Anselmi si misura con la pittura di paesaggio, a cui affianca, nel decennio successivo, una produzione ritrattistica con soggetti prevalentemente femminili. Non a caso, fra 1936 e 1937 realizza l’effigie commemorativa di Ada Pedanti per la quadreria dell’Ospedale Maggiore milanese; della stessa raccolta faceva già parte, dal 1930, il suo ritratto del benefattore Angelo Zucchi. Entrambe le opere, tutt’ora di proprietà dell’Ospedale, testimoniano l’influenza novecentista sullo stile di Anselmi, legato ai cromatismi chiari e luminosi dell’impressionismo lombardo. Oltre ai ritratti e alle vedute, nel corso della sua carriera il pittore ha prodotto numerose opere d’arte sacra, come gli affreschi per la chiesa di San Bernardo a Oggiogno, sul versante piemontese del lago Maggiore (1935): anche qui Anselmi opta per una pittura carica di luce e dai colori tenui, che sembra dilatare illusoriamente lo spazio reale rendendo incorporei i personaggi. A Oggiogno l’artista fu assistito da Vincenzo Ferrario (1913-2008), suo allievo luinese che si occupò in particolare delle decorazioni secondarie. Parallelamente all’attività pittorica e a quella di docente presso il Collegio Arcivescovile di Tradate (VA), fin dagli anni Trenta Anselmi ha operato molto anche nel restauro, disciplina appresa autonomamente per attitudine e interesse personale: al 1938 risalgono, per esempio, i suoi interventi su alcuni dipinti di Santa Maria della Passione a Milano.

Nello stesso anno avviene il primo contatto con l’Istituto dei Ciechi del capoluogo lombardo, che gli affida il restauro di tutti i ritratti dei suoi benefattori (all’epoca circa 150). L’incarico viene portato a termine nel 1939, quando Anselmi inizia ad affrescare la cappella dell’Istituto: le sue pitture, situate sulla volta, sull’arco e nel catino absidale, ormai perdute, essendo state danneggiate dai bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale. Ciò rese necessaria una nuova campagna di decorazione, conclusa entro il 1957 da Giuseppe Cagliari; se di quest’ultima sono noti i soggetti, di quella creata da Anselmi è dato sapere soltanto che sull’arco absidale campeggiava un’Annunciazione. Sempre nel 1939, contemporaneamente ai lavori per la cappella, l’artista cura il restauro di altri ambienti dell’Istituto, come il salone da concerti intitolato al fondatore Michele Barozzi: nello specifico, egli si occupò di ripristinare le decorazioni pittoriche ottocentesche consumate dall’umidità.

Il dopoguerra vede Anselmi intervenire ancora nel salone, restaurando nuovamente gli affreschi e realizzando dodici grandi pannelli da applicare sulle lesene tra le finestre (1951-1952). Eseguiti a tempera su cartone pressato, i dipinti riprendono l’antica tradizione delle finte statue a monocromo, e raffigurano, in chiave simbolica, La guerra, L’aria, Il ferro, Pastorale, La pace, La terra, Il teatro, La danza, L’acqua, L’amore, Il sogno e La fede. Rimossi in occasione del recente restauro del salone (2008-2010), anche i pannelli sono stati sottoposti a manutenzione: dopodiché, per agevolarne la visibilità, essi hanno trovato un nuovo posizionamento lungo la scalinata secondaria conducente al secondo piano. Oltre che all’Istituto dei Ciechi, negli anni Cinquanta, Anselmi lavora in varie chiese fra Lombardia e Piemonte (Milano, Liscate, Vimodrone, Lesa, Settala ecc.), mentre il decennio successivo lo porta a collaborare più volte come restauratore per la Veneranda Fabbrica del Duomo di Milano.

Si ringrazia la dott.ssa Camilla Anselmi e il dott. Michele Aversa per la cortese stesura della scheda biografica.

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