Il codice di scrittura Braille
Formulato da Louis Braille intorno al 1829 e adottato presso l’Istituto dei Ciechi di Milano nel 1863 (dopo una breve sperimentazione nel 1842) il metodo di scrittura e lettura con combinazioni di punti in rilievo ha dato ai ciechi la possibilità di accedere ai testi e alla scrittura in maniera diretta e autonoma. L’Istituto, compresa la portata rivoluzionaria del nuovo codice, ne promosse fin da subito la diffusione e si dotò di un laboratorio tipografico, specializzato in pubblicazioni musicali. Nel 1915 venne inoltre creata una biblioteca che raggiunse presto una ragguardevole dimensione e che venne collocata nel salone Giuditta (dal nome della benefattrice Giuditta Zirotti che contribuì a realizzarne l’allestimento). La biblioteca comprendeva duemilacinquecento volumi di genere didattico e letterario e milleduecento opere musicali in Braille . Nel contempo venne rinnovato il prezioso museo didattico, dal quale gli insegnanti potevano attingere materiale per le lezioni sperimentali (figure e solidi geometrici, carte geografiche in rilievo, minerali, vegetali ecc.). Ancora oggi tra le attività dell’Istituto vi è la trascrizione in Braille e a caratteri ingranditi dei testi scolastici per allievi non vedenti e ipovedenti inseriti nelle scuole comuni. Tale servizio è attuato dal Centro Trascrizioni Braille e a Caratteri Ingranditi attivo presso la sede di via Vivaio.
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Un importante impulso all’introduzione del Braille presso l’Istituto milanese si deve all’allievo Antonio Ascenso che, appreso il Braille all’Istituto dei Ciechi di Marsiglia, lo introdusse a Milano. La circostanza fu del tutto casuale: giunto da Parigi un documento redatto nel nuovo codice, un maestro cieco, incapace di comprenderlo, si rivolse ad Ascenso che “ne fec[e] correntemente la lettura alla presenza di tutti i maestri. Fu quella la scintilla che suscita la fiamma; tutti compresero immediatamente quale impulso poteva dare all’insegnamento l’uso del Braille”.
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Già attiva negli anni quaranta come tipografia artigianale ad uso interno per la produzione di testi in rilievo con il metodo Haüy, con l’introduzione del codice Braille la stamperia potenziò le sue attività. L’Istituto iniziò a produrre testi (romanzi, manuali scolastici, raccolte di poesie e soprattutto spartiti musicali) non solo per i suoi ospiti ma anche per tutti i non vedenti: da luogo dell’apprendimento l’Istituto divenne centro di promozione del sapere, sviluppando una serie di attività finalizzate alla formazione di tutti i non vedenti.
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La tiratura dei testi in codice Braille avveniva con una matrice, costituita da una leggera lamina in metallo dolce sulla quale era stata punzonata l’intera pagina del testo. Successivamente questo “cliché”, pressato sulla carta per mezzo di un torchio, lasciava in rilievo il testo Braille.
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Preziosa macchina per scrivere prodotta dalla Harrison and Seifried di Chicago.
Con questa macchina Hellen Keller, famosa cieca e sordomuta, scrisse la storia della sua vita. Nel 1902 venne regalata dall’autrice al professor Ferrari, suo insegnante di lingua italiana, che nel 1929 ne fece dono all’Istituto. Per questa macchina si usava il foglio di carta formato “lettera” che, impostato negli appositi rulli, veniva arrotolato riga per riga. La scrittura era determinata mediante la combinazione dei tasti, di cui quello centrale serviva da spaziatore.
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Il sistema di scrittura e di lettura del codice Braille “ha permesso alle persone non vedenti di avere dignità, libertà, indipendenza e molte ore di piacere spirituale ed intellettuale”. Così scrisse un non vedente in una lettera indirizzata virtualmente a Louis Braille, ideatore e inventore intorno al 1829 del codice a punti, che da lui prese il nome.
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Il sistema Braille ha conosciuto nel corso della sua storia diverse applicazioni in relazione anche allo sviluppo tecnologico. Con l’avvento dell’informatica si assiste ad una nuova rivoluzione che ha reso più semplice e immediata la comunicazione scritta tra vedenti e non vedenti. Grazie ai sistemi di lettura dello schermo mediante voce sintetica (screen reader) oppure atraverso speciali dispositivi (display braille) i non vedenti possono infatti accedere a gran parte delle informazioni contenute in file di testo o contenute nei siti internet.
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