L'insegnamento della musica
L’insegnamento della musica venne introdotto fin da subito nel corso di studi dell’Istituto, sia come momento ricreativo che come occasione di avviamento professionale. Nel passato infatti la musica rappresentò per i non vedenti una delle principali opportunità lavorative.
Fu in particolare con il rettorato di Luigi Vitali che si assistette a un potenziamento dell’insegnamento della musica, applicato sia agli strumenti a corde e a fiato che al canto corale.
Luigi Vitali non solo promosse l’organizzazione di concerti all’interno dell’Istituto, alla presenza delle autorità cittadine, ma portò l’orchestra dell’Istituto in diverse città italiane e straniere, quali Londra e a Parigi, dove gli allievi dell’Istituto si recarono nel 1881, e Torino, dove l’orchestra si esibì nel corso dell’Esposizione Italiana del 1884.
L’educazione musicale impartita agli allievi più dotati ottenne come risultato non solo un grande numero di diplomati presso i conservatori e le scuole musicali di Milano, Parma, Bologna, Bergamo, Genova, Trieste, ma anche l’occupazione di allievi ciechi come organisti in numerose parrocchie milanesi e lombarde, come pianisti in scuole da ballo, ristoranti, alberghi, cinematografi, nonché come accordatori e di allieve cieche come accompagnatrici musicali presso case religiose, orfanotrofi e asili.
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La centralità della musica nella vita dell’Istituto è riscontrabile nella stessa struttura architettonica dell’edificio. Il salone dei concerti si trova infatti al centro dell’intera struttura, facilmente raggiungibile sia dalle diverse ali dell’Istituto che dall’esterno, in occasione dei concerti aperti al pubblico. La sala di notevoli dimensioni è dotata di un grande organo, sul quale si esercitarono, nel corso della sua lunga storia, numerosi allievi dell’Istituto alcuni dei quali divenuti importanti musicisti.
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Presso l’Istituto dei Ciechi di Milano si formarono numerosi degli insegnanti di musica della scuola dell’ente. Era infatti consuetudine che alcuni allievi, i più dotati, entrati da fanciulli in istituto, vi rimanessero in qualità di insegnanti almeno per il primo biennio. Questa preferenza era sicuramente dettata dalla capacità di usare più agevolmente i metodi di scrittura e per la dedizione e l’atteggiamento sensibile e paziente.
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Il 29 settembre 1965 il cavalier Umberto Trani, consigliere dell'Istituto dei Ciechi, effettuò un'oblazione ammontante a un milione di lire all'ente in memoria della moglie Palmira Vaghi, scomparsa il 28 novembre 1962, professoressa di arpa presso l'Istituto stesso.
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Il 16 ottobre 1965 il Consiglio deliberò di riservare alla defunta Palmira Vaghi l'onoranza del ritratto gratulatorio “a testimonianza dei suoi meriti eccezionali e in riconoscimento del prezioso apporto ai problemi dell'Istituto all'illuminato consiglio del cavalier Trani”.
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Alberto Mozzati, ammesso all'Istituto dopo aver perso la vista all'età di 3 anni, dimostrò da fin da subito una grande passione per lo studio della musica. Sotto la guida del maestro Emilio Schieppati ottenne nel 1938 il diploma in pianoforte al Conservatorio Giuseppe Verdi di Milano. La carriera di concertista e la raggiunta fama internazionale non lo allontanarono mai completamente dall'insegnamento, che esercitò per oltre trent’anni presso l'Istituto e presso i conservatori di Milano e Parma.
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“Quando l’accordatore sta davanti allo strumento scordato, l’occhio conta poco; è un paziente girar di chiavi con le mani, è un palpeggiare delicato delle corde; la parte principale è affidata all’attenzione acustica”. Con queste parole Pietro Stoppani descriveva il mestiere dell’accordatore, che consentiva agli allievi di trovare lavoro al di fuori dell’Istituto.
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