Il lavoro manuale e il laboratorio Zirotti


La formazione professionale e l’avviamento al lavoro manuale furono fin da subito tra gli obiettivi dell’Istituto, che considerava il lavoro di estrema importanza non solo per il raggiungimento dell’indipendenza economica e dell’autonomia del non vedente, ma anche come fondamentale opportunità di riscatto e integrazione sociale.

Si deve a Francesco Zirotti (1807-1881) che assunse la presidenza dell’Istituto nel 1879 la volontà di costruire un laboratorio per l’istruzione e l’avvio al lavoro dei ciechi poveri di età adulta. Scopo del laboratorio realizzato nel 1884, grazie anche ad una cospicua somma di denaro lasciata dallo stesso Zirotti, era quello di dare lavoro ai ciechi adulti, o che fossero già usciti dall’Istituto, o che non avessero potuto entrarvi per età oltrepassata.

Il Laboratorio Zirotti venne realizzato in via Cernaia con criteri di estrema modernità, distaccandosi dai caratteri tradizionali dei ricoveri per divenire un efficiente laboratorio esterno all’Istituto, o meglio, come sosteneva Luigi Vitali nel discorso d’inaugurazione, “una scuola di lavoro, alla quale i ciechi divenuti esterni, potessero convenire, per attendere ad un lavoro corrispondente alla loro attitudine, e che fosse bastantemente retribuito”.

Nel corso degli anni l’insegnamento del lavoro all’interno dell’Istituto si arricchì di nuovi specializzazioni e corsi professionali, dalla Scuola di Massaggio, alla Scuola di Lavorazione del Tappeto, dal Laboratorio di falegnameria per gli uomini, alla Scuola di Maglieria per le donne.


 

Scheda tecnica:

Scheda 1
Giosuè Argenti, Ritratto di Francesco Zirotti
1882
marmo
cm 92 x 54 x 29

Immagine:

Busto in marmo di Francesco Zirotti, opera dello scultore Giosuè Argenti, 1882.

Descrizione:

Francesco Zirotti nacque a Milano il 23 luglio 1807. Si laureò in medicina presso l’Università di Pavia (1829), specializzandosi in oculistica. Partecipò alle Cinque Giornate di Milano e dopo l’unità venne nominato consigliere municipale e poi assessore del Comune di Milano. Dal 1877 al 1881 ricoprì la carica di presidente dell’Istituto dei Ciechi. Morì il 21 novembre 1881, nominando erede l’Istituto che entrò in possesso della casa di via Santa Agnese e delle cascine Olona e Casette, fuori Porta Magenta.


 

Scheda tecnica:

Scheda 2
Il Laboratorio Zirotti nella Galleria del Lavoro alle Esposizioni Riunite di Milano
1894

Immagine:

Illustrazione del 1894 raffigurante il padiglione dedicato al Laboratorio Zirotti nella Galleria del Lavoro alle Esposizioni Riunite di Milano.

Descrizione:

L’attività del Laboratorio Zirotti si focalizzò sulla produzione di stuoie, tende persiane, reti, canestri, spazzole e sull’incannatura e l’impagliatura delle sedie. Il regolamento stabiliva che l’attività venisse svolta presso il Laboratorio e, una volta appresa la professione, in maniera autonoma all’esterno.


 

Scheda tecnica:

Scheda 3
Il lavoro di confezionamento di cesti e canestri in vimini all’interno del Laboratorio Zirotti
1910

Immagine:

Fotografia raffigurante il lavoro di confezionamento di cesti e canestri in vimini all’interno del Laboratorio Zirotti, primi decenni del XX secolo.

Descrizione:

Il Laboratorio prevedeva per i ciechi usciti dall’Istituto due sezioni: la sezione di lavoro in Milano nel locale proprio del laboratorio e la sezione del lavoro a domicilio, per coloro che si trovavano presso le loro famiglie, lontano da Milano. Gli addetti al laboratorio di Milano ricevevano un compenso minimo garantito di una lira al giorno, che poteva aumentare in base alla capacità lavorativa di ciascuno. Gli addetti al laboratorio o a domicilio ricevevano la materia prima, la lavoravano e la restituivano lavorata, ottenendo il compenso della mano d’opera, oppure pagavano la materia prima e la vendevano lavorata per conto proprio.


 

Scheda tecnica:

Scheda 4
Frontespizio del volume “Come si rieducano i soldati ciechi” edito dall’Istituto
1916

Immagine:

Frontespizio del volume “Come si rieducano i soldati ciechi” edito dall’Istituto nel 1916. Al centro è presente una fotografia di tre soldati ciechi a passeggio nel cortile dell’Istituto.

Descrizione:

Con la prima guerra mondiale si assistette al grave problema dei ciechi di guerra, con la conseguente necessità di ricoverare e rieducare i soldati mutilati della vista durante il conflitto. Nacque così nel 1916 la Scuola di Rieducazione Professionale pei Militari Ciechi sotto la direzione della tiflologa Lavinia Mondolfo Sacerdote.


 

Scheda tecnica:

Scheda 5
Pietro Stoppani, La scuola del lavoro per i ciechi
1923

Immagine:

Frontespizio del volume di Pietro Stoppani “La scuola del lavoro per i ciechi” edito nel 1923.

Descrizione:

È da ricordare il ruolo di patronato, svolto dai dirigenti dell’Istituto, nel promuovere e sostenere l’inserimento degli allievi nel mondo professionale, specie presso enti ed esercizi pubblici. Anche dopo l’uscita dall’Istituto la direzione si procurava infatti per qualche tempo di tenersi informata della condotta e dello stato degli alunni, specialmente se poveri e senza parenti, al fine di consigliarli, assisterli e di procurare loro un’occupazione.


 

Scheda tecnica:

Scheda 6
Giovani allieve sedute ai banchi di lavoro mentre si esercitano all’uncinetto
1910

Immagine:

Fotografia di giovani allieve sedute ai banchi di lavoro mentre si esercitano all’uncinetto, primi decenni del XX secolo.

Descrizione:

Tra i lavori manuali le donne si dedicavano soprattutto al lavoro di maglieria. Nel 1962 fu istituita la Scuola di Maglieria della durata di due anni, nella quale si apprendevano le lavorazioni del tappeto a nodo Ghiordes, a punto Kelim, a punto Smyrne e dei tradizionali tappeti pezzotti. Grazie a un sistema di tavole in scrittura Braille, dotate di segni convenzionali indicanti i colori, il numero e la tipologia dei nodi e con l’ausilio di telai verticali a mano, la scuola fu in grado di formare professioniste capaci di confezionare quattro modelli di tappeto di qualsiasi dimensione.

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