
Nel 1878 il Congresso Internazionale di Parigi dichiarò il Braille codice ufficiale di scrittura e lettura per non vedenti in tutti gli Stati.
Iniziò così la rivoluzione culturale che permise alle persone non vedenti di accedere alle più alte vette dell’istruzione. Le lettere dell’alfabeto del codice in nero si trasformarono in punti: le sessantatre lettere dell’alfabeto francese si trasformarono per i non vedenti in sessantatre combinazioni ottenute variando il numero e le posizioni dei puntini.
Di grande valore è leggere il documento datato 21 ottobre 1863 in cui gli insegnanti dell’Istituto dei Ciechi di Milano, presentando la relazione di inizio anno scolastico, comunicano che “la nuova scrittura Braille veniva proposta ai ragazzi ciechi in via sperimentale, e che i vantaggi che essa procurava erano di gran lunga superiori agli svantaggi”.
Così il codice Braille inizia a diffondersi da Milano negli altri istituti per ciechi presenti in Italia.
L’analisi delle dattilobraille visibili presso il museo dell’Istituto è una sorta di percorso tra gli strumenti che permisero l’attuazione della grande idea di Louis Braille e la sostituzione del vecchio alfabeto comune in rilievo con il suo nuovo codice.
La macchina dattilobraille Stainsby-Wayne Braille Writer fu fabbricata in Inghilterra all’inizio del secolo - il modello del museo dell’Istituto è datato 1925 - su iniziativa di Stainsby, segretario dell’Istituto dei Ciechi di Birmingham, in collaborazione con Alfred Wayne. Questa macchina permetteva l’impressione di tutti i segni dell’alfabeto Braille. La scrittura era incisa al rovescio, da destra a sinistra, mediante un carrello scorrevole e munita di sei tasti per la combinazione delle lettere e un settimo usato come spaziatore. L’applicazione di un campanello avvertiva il non vedente del termine della riga.
Si passa poi alla macchina per scrittura Braille modello Edelmann e alla tedesca Picht, costruita a Berlino nel 1927. Per entrambe la scrittura su fogli era determinata dalla combinazione dei sei tasti con la spaziatura data dal distanziatore.
Continuando in questa rassegna possiamo ricordare il modello francese Constançon, disegnato e fabbricato verso il 1920 presso l’Asilo dei Ciechi Svizzeri di Losanna al termine della prima guerra mondiale e frutto dello sforzo di tutta l’Europa per aiutare i ciechi di guerra. La scrittura avveniva per incisione al rovescio da destra a sinistra mediante un carrello scorrevole; erano utilizzati sei tasti per la costruzione delle lettere e un settimo come spaziatore. Il carrello incideva le lettere Braille su un foglio sovrapposto a una tavoletta di ventidue righe e veniva spostato dall’alto verso il basso.
Il modello americano del 1929 fu invece fabbricato per la American Foundation for the Blind di New York dalla Smith Typewriter Company. Il foglio era fissato su appositi rulli e arrotolato riga per riga; le lettere venivano scritte utilizzando la combinazione dei sei tasti e la spaziatura tra le parole era data dal distanziatore.
Altra dattilobraille modello americano del tipo Hall, costruita in realtà in Francia, fu acquistata direttamente dal presidente dell’Istituto dei Ciechi, senatore Piero Puricelli a Parigi nel 1932.
Originale è infine il prototipo della macchina per scrivere costruita presso l’Istituto dei Ciechi di Milano nel 1930 dai fratelli Piero e Lorenzo Sozzi, che si impegnarono a eliminare le lacune riscontrate nei modelli allora esistenti. La macchina Sozzi consisteva in una tastiera per l’uso di una sola mano, grazie alla disposizione dei tasti che venivano premuti dalle cinque dita, con una sola variante per il dito indice sul testo spaziatore. La sesta battuta veniva data con il palmo della mano. La tavoletta a cerniera era munita di squadra per l’inserimento dritto del foglio e la lettura risultava immediata. L’uso di una sola mano per la scrittura permetteva al non vedente di utilizzare la mano sinistra per seguire il testo da copiare.
In questa rassegna di vecchi strumenti di scrittura, che evoca ricordi e riflessioni storiche, è collocata la preziosa macchina per scrivere Hall Braille Writer del 1898 della Harrison and Seifreid di Chicago. Con questa macchina, ora proprietà dell’Istituto, Hellen Keller, famosa cieca e sordomuta, scrisse la storia della sua vita. Nel 1902 venne regalata dall’autrice al professor Ferrari, suo insegnante di lingua italiana, che nel 1929 ne fece dono all’Istituto.
L’esposizione museale si chiude con questo prezioso cimelio, un oggetto che emoziona lo sguardo di chi si avvicina e che “comunica forti vibrazioni a chi poggia le mani e ne sfiora con sacralità i tasti”.