La scrittura meccanica


Macchina da scrivere a punzoni metallici ideata da Michele Barozzi nel 1847.

L’Istituto accolse le innovazioni europee nel campo della tiflopedagogia. Nell’Italia del diciannovesimo secolo, fu l’ente con maggior tiratura di libri stampati a rilievo e si dimostrò all’avanguardia nella ricerca di mezzi meccanici nuovi per l’istruzione dei non vedenti.

Intorno al 1847 Michele Barozzi, ispirandosi al metodo del francese Foucault, cercò di superare i limiti della tavoletta per la scrittura comune a mano, apportando al regolo una serie di innovazioni fino a trasformarlo in una macchina da scrivere che permetteva la comunicazione diretta tra il cieco e il vedente e velocizzava il metodo di scrittura, altrimenti lunga e faticosa.

La prima macchina da scrivere ideata da Michele Barozzi nel 1847 funzionava a punzoni metallici che lasciavano l’impronta sopra una carta speciale oleosa annerita con polvere di grafite. La ricerca delle lettere si velocizzava con il continuo esercizio.

Nel 1848 Barozzi fece costruire una seconda macchina da scrivere, che fu premiata dal giurì dell’Esposizione di Londra con una medaglia di seconda classe. Essa funzionava per mezzo di un disco riportante in rilievo le comuni lettere maiuscole e minuscole. Questo dispositivo a disco facilitava la ricerca delle lettere e la loro sistemazione al punto di impressione. La stampa avveniva su carta oleosa coperta da grafite in polvere.

Ci furono numerose versioni di macchine da scrivere per non vedenti. Quella inventata dall’inglese Hugues, di cui si conserva il modello del 1857, consisteva in un disco metallico girevole. Sul lato superiore erano incassate le lettere dell’alfabeto che compresse passavano sul piano inferiore dove battevano su carta annerita, lasciando così l’impronta su quella bianca posta sotto.

François Foucault (1797-1871), non vedente, costruì intorno al 1840 in Francia ispirandosi a un’idea di Louis Braille una macchina da scrivere, distribuita in seguito a partire dal 1860.

Il principio meccanico utilizzato era simile alla moderna dattilobraille di tipo Perkins. Veniva utilizzata dai ciechi per scrivere ai ciechi e ai vedenti. Il carattere di questa scrittura in rilievo era costituito da puntini e non da profili, per cui risultava più semplice leggerlo sulla carta. I dieci punzoni erano disposti in semicircolo e potevano spostarsi in orizzontale, da sinistra a destra, per formare ognuno una lettera e in verticale per garantire la posizione dei caratteri. Gli stessi caratteri in rilievo impressi sui fogli erano costituiti da puntini, facilmente rilevabili sulla carta.

Il modello presente in Istituto riveste molta importanza perché in tutta Europa si conservano solo altri tre esemplari: uno al Museo dell’Associazione Valentin Haüy di Parigi, un altro al Museo Tiflologico dell’Organizzazione dei Ciechi Spagnoli a Madrid e un terzo presso la Casa Museo di Louis Braille a Coupvray.

Oltre a macchine da scrivere per ciechi, il museo custodisce saggi di scrittura visiva in rilievo ottenuti con i metodi Barozzi, Foucault, Hugues, Guldberg. Sono brevi testi di scrittura in nero con lettere a linea continua e lettere punteggiate in rilievo per permettere la comunicazione tra non vedenti e vedenti. Le lettere venivano stampate con maggior rilievo ma poco si adattavano alle esigenze di lettura tattile e scarsamente a quella visiva.


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