Visita virtuale all'Istituto
Con questo breve percorso si intende accompagnare il visitatore all’interno dell’Istituto, alla scoperta di alcuni ambienti di maggior interesse sotto il profilo storico e artistico.
Una sorta di visita virtuale al palazzo di via Vivaio e ai suoi ambienti più rappresentativi, un luogo di arte e storia nel centro di Milano che vi invitiamo a conoscere sfogliando questa breve galleria di immagini. Non resta poi che proseguire la visita in via Vivaio al n. 7.
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L’edificio dell’Istituto dei Ciechi di Milano si trova in via Vivaio al numero 7. La facciata parallela all’asse viario si trova leggermente arretrata rispetto ad esso ed è preceduta da un piazzale con aiuole e alberi. La facciata è scandita in tre ordini (piano terreno, primo piano e secondo piano) e presenta la parte centrale lievemente avanzata e coronata da un frontone a timpano.
Al primo piano in corrispondenza delle sale della presidenza si trova una lunga balconata, sulla quale sono issate la bandiera dell’Unione Europea e il tricolore italiano.

Varcato il portone d’ingresso ci si trova nell’atrio, ambiente elegante e raccolto, sormontato da un soffitto a volte sostenuto da semplici colonne di granito grigio in stile ionico. Sulla parete di sinistra una lastra in marmo ricorda al visitatore l’inaugurazione della nuova sede di via Vivaio, avvenuta il 3 novembre 1892 alla presenza di Umberto I e la regina Margherita. Sul lato opposto alla porta d’ingresso si trova una cancellata in ferro battuto di pregevole fattura, mentre sul lato destro si trova la portineria.

Oltrepassata la portineria sulla sinistra si incontrano, disposti lungo la parete che divide l’atrio dal salone dei concerti, quattro busti raffiguranti Luigi Vitali, Sebastiano Mondolfo, Michele Barozzi e Francesco Zirotti. Collocati su alti piedistalli marmorei i ritratti dei direttori storici dell’Istituto (insieme a quello di Pietro Stoppani collocato nel padiglione della Casa Famiglia) sembrano così accogliere quanti fanno il loro ingresso all’Istituto.

Entrando nel salone dei concerti, chiamata anche sala Barozzi, ci si trova in un’ampia sala dall’alto soffitto riccamente affrescato con elementi decorativi floreali e con le effigi di diversi personaggi, da Valentin Haüy e Louis Braille ad eminenti musicisti, quali Rossini, Bellini, Verdi, Giovanni da Palestrina, Beethoven, Mozart, Bach e Wagner.
Nel salone vi è una platea con oltre duecento posti a sedere e un ampio palco sul quale è collocato un pianoforte Steinway & Sons da concerto.
La parete di fondo ospita al primo piano il grande organo di cui spiccano, al di sopra della cassa in legno chiaro, tre gruppi di canne metalliche, elegantemente incorniciate da archi.
Oltre il palco si aprono tre grandi porte di legno, che collegano il salone dei concerti a quella che originariamente era la chiesa dell’Istituto.

La funzione religiosa cui era destinato originariamente questo ambiente, oggi utilizzato insieme al salone dei concerti come spazio per eventi e manifestazioni, è riscontrabile nella sua struttura architettonica e nelle decorazioni pittoriche alle pareti. La parete di fondo, corrispondente all’antica abside, nella quale si trovava il presbiterio con l’altare, è rimasta inalterata e si presenta pertanto di forma semicircolare. L’arco antistante l’area del presbiterio presenta affreschi moderni raffiguranti alcune scene sacre: sulla sinistra è riconoscibile San Michele che uccide il drago, mentre sulla destra è raffigurato San Sebastiano trafitto dalle frecce che viene curato dagli angeli. Nella parte superiore dell’arco la composizione pittorica converge verso il centro, dove è rappresentato il sole con il monogramma cristologico, verso il quale sono rivolte simmetriche schiere di angeli che suonano le trombe del trionfo.

Passando oltre la portineria dirigendosi verso destra ci si trova ai piedi dello scalone d’onore che porta al primo piano. L’elegante scalone con gradini e balaustre in marmo è sostenuto da colonne in granito rosso alcune delle quali ornate da capitelli corinzi riccamente decorati. In questo piccolo ambiente sono conservate una lapide in ricordo della benefattrice Enrichetta Lodigiani e due sculture: il gruppo marmoreo dello scultore Rizzardo Galli raffigurante "Due mendicanti" e l’opera di Pasquale Miglioretti "Angelo Custode". Sono inoltre esposti in vetrina alcuni esemplari di violini e viole facenti parte della collezione di strumenti musicali dell’Istituto.

Lo scalone d’onore è delimitato da un lato da un’elegante balaustra in marmo, dall’altro da una parete dipinta con i toni caldi del giallo e del marrone, sulla quale trovano posto due file di quadri con i ritratti dei benefattori dell’Istituto. Al centro del soffitto è affrescato il simbolo dell’Istituto, tre lingue di fuoco gialle e rosse, simbolo del sapere, illuminano una ruota, uno spartito e un libro, in basso un cartiglio riporta il motto latino “In tenebris opera solacium”.
Lo scalone monumentale e austero conduce il visitatore all’interno degli ambienti più privati dell’Istituto, dove si svolge la vita dell’ente e dove numerose testimonianze raccontano la sua lunga storia.

Giunti al primo piano si è accolti da un elegante atrio, sulla parete del quale è appesa la grande tela opera di Francesco de Magistris che ritrae il fondatore dell’Istituto Michele Barozzi, affiancato dai primi due giovani ospiti Giuseppe Fabbrica e Antonietta Banfi. Sulla destra è collocato un antico pianoforte Erard a coda, accanto al quale si trova un prezioso salottino con mobili d’epoca.

Dall’atrio si accede al corridoio del primo piano. In alto lungo le pareti sono appesi i dipinti della quadreria dell’Istituto: oltre duecento ritratti gratulatori ricordano la generosità dimostrata nel corso del tempo da tanti uomini e donne, che ha permesso all’Istituto di adempiere alla sua funzione assistenziale ed educativa. Sul corridoio si aprono le porte degli uffici, delle sale di rappresentanza e della presidenza dell’Istituto.

Lungo il corridoio, adiacente agli uffici del primo piano, vi è un grazioso ambiente adibito a salottino d’attesa. La tappezzeria dai caldi toni rosati si intona alla stoffa delle poltrone e del divanetto, mobili d’epoca pervenuti all’Istituto tramite il lascito di un benefattore. Alle pareti si trova il dipinto L’Attesa di Bartolomeo Giuliano, nel quale, secondo il suggerimento del titolo, l’attenzione del pittore indugia sullo stato d’animo sognante, forse venato di malinconia, di una giovane donna ritratta in un bell’abito estivo bianco, seduta con un libro richiuso tra le mani poggiate sulle gambe.

Dal corridoio si accede ad un altro ambiente di grande prestigio, la sala Stoppani, arredata secondo il gusto dell’epoca con una preziosa tappezzeria ricamata con motivi geometrici e floreali nei colori del rosso e dell’oro.
La sala dotata di un ampio tavolo presidenziale e di settanta posti a sedere è adibita ad ospitare riunioni, incontri e convegni. Alle pareti vi sono diversi quadri di notevole importanza, tra i quali il "Ritratto di Pietro Stoppani" opera di Augusto Colombo. La figura imponente del direttore è ritratta in abiti talari all’interno dell’Istituto di fronte allo scalone d’onore.

Saliti al piano superiore un lungo e ampio corridoio ospita le collezioni del Museo Braille. Qui in bacheche e armadi di vetro sono esposti documenti, strumenti e oggetti diversi, relativi alla storia dei metodi di scrittura utilizzati nel corso del tempo dai non vedenti, dalla scrittura visiva in rilievo al codice Braille. Sono oggetti rari ed emozionanti che permettono al visitatore di comprendere il grande lavoro compiuto dai pionieri della tiflologia, per arrivare alle testimonianze attuali delle attività di ricerca e studio svolte ancora oggi dall’Istituto in campo tiflopedagogico.

In fondo al corridoio si trova l’Archivio Storico, che conserva in numerosi faldoni i documenti prodotti dall’Istituto nel coeso della sua lunga storia. A disposizione del pubblico è stata predisposta un’accogliente sala dove è possibile consultare il materiale documentario dell’archivio cartaceo e del fondo fotografico. Il materiale conservato è stato infatti recentemente oggetto di un lavoro di studio e riordino che ha permesso di censire e accertare la consistenza di questo patrimonio e di renderlo fruibile per scopi di studio. Il prezioso archivio fotografico che documenta la vita interna dell’Istituto dai primi anni del Novecento ai nostri giorni è inoltre consultabile tramite una postazione informatica, nella quale è possibile effettuare ricerche sulle immagini catalogate. La sala è a disposizione inoltre di quanti abbiano necessità di consultare i volumi della biblioteca, che conserva diversi titoli di opere dedicate alla tiflologia.

Tornati al piano terreno meritano una visita i cortili dell’Istituto. La struttura dell’edificio, progettata da Giuseppe Pirovano su modello dell’Istituto di Parigi, prevede un corpo centrale costituito dal salone dei concerti e dalla chiesa, ai lati del quale si aprono due corti simmetriche, a loro volta divise in due da un elegante portico sormontato da una loggia.
L’Istituto si sviluppa così intorno a quattro cortili di area quadrata: i due cortili alla sinistra del corpo centrale sono oggi destinati alla Scuola media ad indirizzo musicale di via Vivaio, mentre in quelli di destra è stata allestita una struttura mobile che ospita la mostra Dialogo nel buio.

Dal cortile di destra si accede al giardino sul retro dell’Istituto. Qui si trova il padiglione della Casa Famiglia, circondato da alberi secolari anche di grande dimensione. Il padiglione a due piani è stato edificato nel 1925 per volontà di Pietro Stoppani come ricovero per cieche adulte, maggiormente penalizzate rispetto agli uomini nell’inserimento del mondo del lavoro.